A cura del Dottor Alberto Fiorito
L’omeopatia viene inventata e codificata da Samuel Hahnemann, un medico tedesco vissuto alla metà del 700.
Dichiaratosi impotente nel guarire i suoi pazienti con i metodi conosciuti si dedico' alla traduzione di testi di Medicina.
Nel corso di questo lavoro scopri' che la corteccia di china, se ingerita, provoca una sintomatologia simile a quella della malaria. L’intuizione che ne deriva e' che se a dosi ponderali questa sostanza scatena una determinata reazione, dosi infinitesimali della stessa sostanza possano portare l’organismo a reagire in senso opposto: dosi infinitesimali di corteccia di china possono essere utilizzate in quelle malattie che hanno una sintomatologia simile a quella della malaria.
Per provare la veridicita' di questa ipotesi Hahnemann seleziono' un certo numero di sostanze, le ridusse a dosi infinitesimali, (diluizione), e le somministro' a pazienti sani, registrando ogni piccola variazione del loro stato, sia fisico che mentale. Ottenuta da questa sperimentazione una clinica di ciascun rimedio, somministro' lo stesso rimedio a quei pazienti che presentavano sintomi simili a quelli sperimentali, (concetto del simillimum). Con l’andare del tempo e con l’aumentare dei rimedi studiati, Hahnemann si rese conto che tanto più sottile e' la modalizzazione del rimedio, (una sorta di personalizzazione dei sintomi) tanto maggiore è la sua efficacia. Il paziente si inquadra dunque secondo il rimedio piu' simile alla sua patologia.
Proseguendo con gli studi osservo' che l’effetto del rimedio permaneva anche se la diluizione superava la possibilita' che nella soluzione potesse permanere anche solo traccia del rimedio originario. Per ottenere questo effetto applico', oltre al sistema della diluizione, anche quello della dinamizzazione: ad ogni passaggio di diluizione segue una succussione del rimedio. Il movimento conferisce energia al prodotto e ne potenzia l’efficacia.
Per intenderci seguiamo la procedura originale di Hahnemann.
Egli prendeva una goccia di un estratto alcolico del principio attivo e la diluiva in 99 gocce di solvente. Conferendo al prodotto 100 succussioni si otteneva cosi' la prima diluizione centesimale. Del prodotto ottenuto
prendeva una goccia e ripeteva la diluizione per ottenere la seconda centesimale, con altre 100 succussioni e così via.
Giunti alla nona diluizione centesimale viene superato il numero di Avogadro, cioe' il prodotto finale non contiene piu', matematicamente, molecole del principio attivo. Cio' che rimane e' l’energia impressa al rimedio dalle dinamizzazioni.
Se si tiene conto del fatto che in terapia sono usualmente utilizzate diluizioni alla 200 CH si comprende quanto conto si faccia sull’energia contenuta nel rimedio.
All’individuazione del simillimum si arriva grazie ad un’accurata indagine che prende in considerazione tutti i sintomi ed i segni del paziente, ponendo particolare attenzione nei confronti di quelli mentali e di modalita' del comportamento del paziente e degli stessi sintomi. A quale medico tradizionale verrebbe da chiedere al suo paziente se il dolore migliora al mare o lontano da esso, se si presenta piu' a destra o a sinistra, a quale ora del giorno o della notte si aggrava, ecc. Con questa meticolosa ricerca si arriva ad individuare il rimedio ideale per quel terreno, unico ed irripetibile, che e' quel paziente.
Omeopatia